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PASQUA : TRA SPIRITUALITÀ E LAICITÀ

a cura di Lidia Fassio
 

Siamo a pochi giorni dalla Pasqua e viene spontanea una riflessione su alcuni  temi che possono risuonare particolarmente importanti quali la fede, la spiritualità e la laicità. Indubbiamente non tutti sperimentano una vera “fede religiosa” anche se tutti, a mio avviso, hanno fede in qualcosa e, in ultima analisi devono averla in sé stessi; vivere senza fede è come non vivere in quanto significherebbe non vedere o non avere futuro…

Ovviamente la Pasqua ha un suo significato che si traduce in “resurrezione e  redenzione”, stato che si sperimenta dopo una morte simbolica anche se, nel significato originale ebraico, la parola Pasqua indicava “passaggio… esodo” e si riferiva alla liberazione delle schiavi dall’Egitto.

Chi ha un senso religioso vede in questa festa un simbolo di forte speranza che induce a pensare che in ognuno di noi c’è una costante spinta alla trasformazione che alimenta il bisogno di aumentare la consapevolezza finalizzata al raggiungimento di una reale completezza.

 

La parola “religione” indica “ri-unione”, quindi possiamo solo vedere le varie forme religiose come strumenti che permettono all’uomo di ricontattare il divino. Questa è la ragione per cui molte persone, pur non sentendosi “religiose” in quanto non appartenenti ad un “credo” particolare, si sentono  però fortemente “spirituali” poiché vivono una forte relazione con il senso del divino e la mistica della vita.

 

La spiritualità concerne il rapporto personale che un individuo ha con un ordine  superiore che non richiede la mediazione della religione che, invece, poggia su  dogmi, figure e strutture gerarchiche che fanno da ponte tra l‘umano e il divino, da cui è nata anche la parola “pontefice”.

 

La vita spirituale può servirsi o meno di quella religiosa ma entrambe le visioni,  pur nelle loro differenze, partono dal presupposto che esiste un ordine non visibile e che il bene supremo dell’uomo consiste nell’entrare in armonia con esso, partecipando ad esso.

La visione spirituale ci rammenta che quello che vediamo… ovvero il mondo tangibile e materiale è solo una parte infinitesimale della totalità e che in qualche modo noi dobbiamo riconciliarci con questa totalità.

C’è poi un folto numero di persone che si definiscono “laiche” nel senso che si riconoscono nell’indipendenza del pensiero e dell’azione politica dall’autorità ecclesiastica. Premetto che a livello politico ogni cittadino dovrebbe separare bene i fatti che interessano la vita politica da quelli che appartengono alla vita dell’anima e del mondo interiore per cui tutti dovremmo essere “laici” per quanto concerne la vita pubblica senza che questo impedisca di essere  religiosi o spirituali nel privato.

 

Certo, la sfida che il nuovo millennio sta portando all’uomo gira attorno a questi temi; l’uomo dovrà prendere delle decisioni che metteranno a confronto la libertà e la morale individuale a quella collettiva e, solo un sano atteggiamento “laico” permetterà di poter dare giudizi obiettivi che possano valere in assoluto; tuttavia, per giungere a questo dovremmo sviluppare individualmente una coscienza altamente spirituale che possa prendere in considerazione i grandi valori della vita che non potranno in alcun modo  essere subordinati ad interessi personali o nazionali.

Per questo sarà importante che laicità e spiritualità possano trovare spazio all’interno di ogni singola coscienza indipendentemente dal fatto che venga fatto attraverso la religiosità o l’assenza di essa.





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