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EUROPA VICINA AL BIVIO

a cura di Fabrizio Cecchetti
 

Il 60esimo anniversario della firma del Trattato di Roma, avvenuta il 25 marzo 1957 e che segnò la storica nascita della Comunità Economica Europea (CEE), costituisce un’ottima occasione per fare non solo il punto della situazione in cui si trova ora il nostro continente dal punto di vista politico e socio-economico, ma anche per gettare uno sguardo sul suo futuro. A questo fine tutt’altro che semplice utilizzerò, come al solito, il prodigioso apparato interpretativo astrologico che ci consente di comprendere meglio gli eventi umani e terrestri in base al moto incessante dei pianeti sulla pista zodiacale. Il tutto filtrato, ovviamente, dal mio modo di pensare un po’ controcorrente e ribelle, se non altro rispetto agli stereotipi e alle vere e proprie fake news propinateci ogni santo giorno dai principali media.

Non occorre essere dei raffinati politologi per capire che stiamo attraversando una fase molto critica di quell’esperimento davvero complesso ed ambizioso che chiamiamo “unificazione europea”. In conseguenza più o meno diretta della crisi finanziaria americana dei sub-prime, esplosa nel 2007-’08, abbiamo assistito a un’autentica parabola discendente della credibilità di questo titanico progetto. La sua “punta di diamante”, l’Euro, infatti sembra essersi usurata anzitempo. Più che legare assieme i popoli d’Europa, la moneta unica pare oggi quasi essere un elemento di divisione e di screzio. Le distorsioni e gli squilibri che essa ha contribuito a generare nelle economie degli Stati aderenti si sono rivelati in tutta la loro problematicità soltanto dopo il drammatico crollo dei mercati azionari di Wall Street, ossia in relazione agli effetti collaterali devastanti della globalizzazione finanziaria neo-liberista: bolle speculative, indebitamento pubblico e privato, disoccupazione e/o precarizzazione del lavoro, calo della produzione, deflazione, rischio di “default” a livello di nazioni, disparità economiche sempre più accentuate, migrazioni bibliche, ecc.

Al di là di questi “effetti collaterali” indesiderati, come è stato possibile uno smarrimento del genere? L’Unione Europea, e in particolare la sua divisa, avevano tra i vari compiti proprio quello importantissimo di proteggere i suoi membri dalle eventuali tempeste finanziarie che avrebbero potuto abbattersi, prima o poi, sul nostro continente. Ebbene, nonostante questi nobili propositi, tali istituzioni si sono rivelate del tutto inadeguate di fronte all’impatto della prima vera bufera finanziaria del XXI° secolo. Anziché reagire in modo compatto e solidale contro gli “spiriti animali” dei mercati, alla perenne ricerca di facili prede su cui speculare, l’UE e la moneta unica (alias BCE – Banca Centrale Europea) hanno lasciato che alcuni Stati membri giungessero sull’orlo del baratro, prima di tentare un salvataggio in extremis. E non solo, esse hanno perfino imposto ai malcapitati (i cosiddetti PIIGS – Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna) di pagare a caro prezzo tale aiuto: l’obbligo di rientrare a breve termine dai prestiti ricevuti e una serie di riforme da attuare che hanno comportato restrizioni economiche sanguinose! La nazione che ha subìto lo scotto peggiore di questa politica di spietata austerità, come sappiamo, è stata ed è ancora oggi la Grecia: il capro espiatorio ideale di un’Unione dominata dalla Germania e dalla sua paura di dover mantenere le “cicale” meridionali.

I torti, naturalmente, non stanno da una parte soltanto. Anche i paesi del Sud, e di alcuni periferici dell’estremo Nord-Ovest, hanno molte cose da rimproverarsi: una scarsa attitudine al risparmio e al controllo dei conti pubblici, una mancanza di disciplina e di programmazione delle politiche economiche, una tendenza al lassismo e alla corruzione a livelli preoccupanti, ecc.

Si tratta, come sappiamo, di vizi e difetti ben noti che purtroppo non sono stati affrontati per tempo e nella maniera giusta sia dalle classi dirigenti di questi paesi, che dalle stesse istituzioni europee. Anzi, potremmo dire che li hanno quasi esacerbati favorendo, ad esempio, l’indebitamento delle nazioni che hanno avuto per la prima volta nella loro storia recente l’accesso a una moneta forte, senza fornire loro una serie di sagge avvertenze in merito ai pericoli di un uso sconsiderato dello strumento.

La diffidenza e il sospetto nei confronti dell’UE e della sua moneta, da tempo circolanti come fantasmi, si sono improvvisamente  materializzati  con la decisione del popolo britannico di uscire dalla confederazione, effettuata tramite referendum nel giugno dell’anno scorso. Ciò non ha fatto altro che incrementare e incoraggiare le forze politiche cosiddette “sovraniste”, sparse in giro per l’Europa, che vorrebbero far uscire le loro rispettive nazioni dall’Unione.

Di fronte a una minaccia di disgregazione sempre più concreta, i maggiori leaders europei, in particolare la cancelliera tedesca Merkel, hanno cominciato negli ultimi tempi a discutere seriamente in merito alla proposta di un’Europa a due velocità, ossia a una sorta di divisione dell’Eurozona: da una parte i paesi più forti che continuerebbero ad avere lo stesso regime monetario di prima, dall’altra quelli più deboli che potrebbero usufruire di un Euro meno pesante.

Si tratta sulle prime di un’idea apparentemente sensata, perché avrebbe il merito teorico di alleggerire il peso dell’Euro nelle economie più deboli, ma se valutata in modo più approfondito mostra una serie di contraddizioni e di rischi tutt’altro che trascurabili, come ad esempio quello di creare un solco sempre più netto tra i paesi dell’Unione Europea: quelli virtuosi e potenti da una parte, e quelli incapaci, subordinati e forse un po’ imbroglioni dall’altra.

Alla faccia del nobile progetto d’integrazione dei popoli, verrebbe da dire!

Da questa proposta tedesca piuttosto incoerente e semplificatrice emerge solo che sta diventando sempre più urgente rivedere tutti i trattati istitutivi da cima a fondo, anche se con le regole attuali è praticamente impossibile. E, in effetti, basta il veto polacco per paralizzare tutto.

A proposito della Polonia e degli altri paesi situati nella zona più orientale dell’Unione, non bisogna dimenticare che una fetta considerevole dei problemi europei attuali giunge proprio da alcuni loro atteggiamenti molto riottosi ed oltranzisti, specialmente nei riguardi della richiesta di partecipazione all’accoglimento dei profughi/migranti avanzata da Bruxelles.

Insomma, da qualunque prospettiva si guardi la situazione dell’UE e della moneta unica, essa appare molto incerta e precaria, sull’orlo forse di una crisi che potrebbe sgretolarla irreparabilmente, oppure condurla a una sorta di rifondazione su basi più solide e durature.

Che cosa ci può dire a riguardo l’astrologia?

Gli studiosi del nostro amato settore non hanno purtroppo un’idea omogenea e concorde sul modo di affrontare argomenti vasti e complessi come questo. C’è chi si affida quasi esclusivamente all’interpretazione dei temi natali degli Stati e delle istituzioni sovranazionali come l’Unione Europea. Altri, invece, che si affidano quasi per intero alla lettura del fluido e complicato movimento dei pianeti nella pista zodiacale, a loro volta in continua e perenne interazione. Altri ancora che traggono le loro conclusioni presupponendo che ci siano delle correlazioni abbastanza precise tra i segni zodiacali e le varie aree geografiche e/o i diversi popoli che abitano sul globo.

Tutte queste tecniche interpretative hanno dei limiti e delle manchevolezze, l’ideale forse sarebbe quello di poter trovare una loro giusta, anche se difficile, miscela.
Per quanto riguarda appunto la possibilità di scrutare nel futuro dell’Europa, a parte i temi natali di alcune istituzioni fondamentali che hanno caratterizzato indiscutibilmente il nostro continente, io ritengo molto convincente la lettura combinata di due fattori interpretativi: il “ciclo Giove-Saturno” e i “transiti concernenti il segno del Toro”.

Sessant’anni fa, al tempo della firma del Trattato di Roma, per esempio, Giove e Saturno erano in largo sestile fra loro, come adesso. E non basta, anche i loro posizionamenti erano pressoché identici a quelli attuali: il primo in Bilancia (benché costretto allora a una retrogradazione nei gradi finali della Vergine) e il secondo in Sagittario!

Ciò potrebbe voler dire che siamo, forse, vicini a un qualche tipo di accordo basilare, quanto inatteso, tra i vari partners europei alla ricerca di una soluzione unitaria ai gravi problemi che affligge la confederazione? Può darsi, anche se per ora esso appare vago e lontano dal realizzarsi.

Tuttavia, seguendo sempre gli appuntamenti celesti tracciati dal ciclo Giove-Saturno (collegato all’evoluzione della storia europea dal grande astrologo francese A. Barbault), non possiamo evitare di notare un evento importante: nel 2020 i due pianeti giganti del sistema solare si troveranno quasi perfettamente allineati tra loro nel segno del Capricorno.

Un evento celeste molto simile, del resto, a quello che era già avvenuto (in forma più precisa) nel 1961 e che ha presenziato al processo di avvio del Mercato Comune Europeo, previsto appunto dal trattato CEE di Roma.

A differenza del 1961, però, Giove-Saturno tra pochi anni si  congiungeranno uno dopo l’altro all’oscuro ed inquietante Plutone. E come se non bastasse, nel corso del 2021 i due pianeti giganti finiranno per unirsi con la massima precisione possibile nei primi gradi dell’Aquario, e quindi in esatta quadratura ad Urano nel segno del Toro.

Questa serie di avvenimenti celesti mi spinge ad ipotizzare che fra tre o quattro anni il progetto d’integrazione europea passerà attraverso una fase davvero cruciale, caratterizzata da tensioni plutoniane altamente drammatiche (probabilmente connesse anche a perturbazioni internazionali) e da svolte drastiche e/o improvvisi capovolgimenti di tipo uraniano.

Al fine di riuscire a capire meglio la natura di ciò che avverrà in questa tappa molto delicata della storia europea occorre ritornare all’anno 2000, quando Giove e Saturno si congiunsero in Toro al quadrato esatto di Urano nel segno dell’Aquario; ovvero a segni invertiti rispetto al 2021.

All’epoca eravamo, guarda un po’, nel cuore del processo di transizione che doveva portarci all’Euro.

Cercando di decifrare più in profondità questo fenomeno celeste, potremmo dire che l’Eurozona prese il via diciassette anni fa sull’onda (Giove-Saturno) di un solido, ma un po’ ottuso, ottimismo taurino, incapace di vedere che il meccanismo in base al quale il sistema stesso doveva funzionare non era affatto adeguato, o era persino congegnato fin dall’origine per impedirgli di diventare troppo grande e potente (Urano in Aquario avverso – lo zampino galeotto degli alleati USA?).

Quindi è assai probabile che quando la configurazione si riproporrà, per l’appunto a segni rovesciati (intorno al 2021), la medesima istituzione europea dovrà prendere atto del suo profondo malfunzionamento e/o di chi ha voluto manomettere abilmente il suo meccanismo interno, pena la sua disgregazione totale.

Mi rendo conto che si tratta di un vaticinio piuttosto azzardato ed estremistico, ma i corsi e ricorsi storico-astrologici potrebbero darmi ragione, specialmente se teniamo conto della possibilità che l’Europa nel suo insieme sia influenzata dal segno del Toro.

L’idea che il nostro continente abbia una forte connotazione taurina deriva da una correlazione, stabilita a suo tempo dalla geniale astrologa italiana L. Morpurgo, secondo cui la Germania sarebbe condizionata molto visibilmente dal primo segno di Terra dello Zodiaco. Il paese tedesco non è certo sovrapponibile all’intera Europa, dato che ne rappresenta geograficamente solo una parte, seppure consistente, tuttavia è quello che sembra poter influire maggiormente sui destini dell’area.

Anzi, essa sembra poter addirittura spesso piegarla ai suoi voleri, con le buone o con le cattive.

Per comprendere la validità del collegamento basta riandare con la mente all’epoca dell’avvio della Seconda Guerra Mondiale, quando Giove, Saturno ed Urano si congiunsero uno dopo l’altro nel segno del Toro formando, in questo modo, una delle più cospicue riunioni astrali del XX° secolo: la Germania nazista era giunta in pochi anni (dalla fine del 1939 all’inizio del 1942) a dominare e persino schiacciare l’intera Europa (tranne il Regno Unito) sotto il peso della sua possente macchina bellica!

Un altro esempio lampante di questa connessione lo abbiamo già visto prima, in rapporto alla congiunzione Giove-Saturno in Toro, riprodottasi dopo sei decenni nel corso dell’anno 2000. Mi riferisco all’introduzione dell’Euro, ossia all’istituzione di un sistema monetario che era stato concepito sulla matrice, per così dire, della tradizionale moneta tedesca, il “marco”.

Una caratteristica che al tempo non fu molto evidenziata per eccesso di ottimismo, ma che doveva assumere un rilievo chiarissimo dieci-undici anni dopo, intorno all’opposizione dei due pianeti (2010) e poi subito appresso durante il rientro di Giove in Toro (2011-’12).

Davanti alla minacciosa crisi finanziaria proveniente dagli USA, la Germania, infatti, scelse di mantenere egoisticamente alto il proprio livello di benessere economico (Giove) e di far pagare tutto il peso del debito sovrano ai suoi compagni di sventura mediterranei (Saturno circolante tra la fine della Bilancia e l’inizio dello Scorpione, segno associabile ai popoli del Mediterraneo) che era nel frattempo precipitato sulle loro teste.

Insomma, anziché assumersi la responsabilità di condividere gli oneri della crisi, il grande paese teutonico (e i suoi paesi amici di lingua germanofona) ha preferito andare per la sua strada come un panzer e persino sfruttare la situazione a suo vantaggio.

Naturalmente, un comportamento simile, oltre ad allacciarsi al carattere vorace ed accaparratore tipico del Toro, ha un addentellato con gli aspetti e i transiti planetari concomitanti di Giove e Saturno. Il più significativo dei quali è stato senza dubbio il passaggio di Urano (all’inizio dell’Ariete) in congiunzione con il primo e in simultanea opposizione con il secondo.

Ma qui aprirei un discorso che ci porterebbe troppo lontano, sicché concentriamo ora l’attenzione sull’ormai imminente ingresso di Urano nel segno del Toro. Dal 2018 fino al 2026 (tranne brevi pause alla fine e all’inizio del transito) il pianeta della volontà realizzativa, della decisionalità netta e radicale, ma anche dei cambiamenti drastici e rivoluzionari movimenterà enormemente la vita placida e godereccia del secondo segno zodiacale.

In altre parole, possiamo essere abbastanza sicuri che nei prossimi otto anni la Germania e di conseguenza l’intera Europa, con le sue brave istituzioni comunitarie, saranno scosse da dinamiche perentorie e temo anche da turbolenze davvero intense.

E’ assai probabile, ad esempio, che di fronte alle grandi incertezze determinate dalla crisi europea e mondiale il potente paese tedesco prenda “finalmente” in mano la situazione, orientando le scelte dell’UE con una forza e una decisione mai viste prima.

All’inizio cercherà verosimilmente di instaurare una linea politica in accordo e persino a sostegno delle autorità di Bruxelles, visto che Urano in Toro formerà due splendidi trigoni dapprima con Saturno in Capricorno (nel 2018), e poi con Giove sempre in Capricorno (alla fine del 2019). Ovvero due stupendi aspetti celesti con i pianeti che rappresenteranno le istituzioni europee (Saturno e Giove) intente a recuperare il completo controllo (Capricorno) della “nave”, sballottata a lungo dalla tempesta.

Successivamente, però, succederà qualcosa di oscuro e terribile (le congiunzioni, una dietro l’altra, di Saturno e Giove a Plutone in Capricorno nel 2020) che spingerà le stesse autorità confederali a compiere una profonda ristrutturazione dell’assetto dell’UE.

Stando al mio schema di lettura, il risultato finale di questa sorta di rifondazione (Saturno-Giove uniti strettamente in Aquario) non sarà assolutamente gradito alla Germania, specie al suo comparto industriale ed economico, fino al punto forse di farle rompere in modo inaspettato l’intesa con Bruxelles (quadratura con Urano in Toro).

Questo rovesciamento clamoroso dello scenario potrebbe verificarsi intorno al 2021, per l’appunto, e va da sé che in un contesto simile l’Eurozona, e quindi l’uso della moneta unica, potrebbe andare facilmente in frantumi. La Germania, così pesantemente condizionata, potrebbe persino arrivare a staccarsi dall’UE ed organizzare una sua area monetaria con i paesi amici, magari facendo resuscitare nell’occasione il vecchio “marco”.

Se le cose procederanno davvero secondo questo canovaccio, nel 2024 (al tempo della congiunzione Giove-Urano in Toro) potremmo vedere il paese tedesco ripartire economicamente alla grande, così come pure quella parte d’Europa che vi si aggancerà dietro di lei.

Anche ammettendo che la Germania rimanga nell’UE, seppure a malincuore, il resto del continente come si adatterà a questa ipotetica dicotomia? A soffrirne di più, ahimè, potrebbero essere ancora una volta quelli mediterranei, caratterizzati da forti tratti comportamentali scorpionici, come l’Italia e la Spagna (soprattutto le loro aree meridionali). 

Né il Toro, né l’Aquario sono particolarmente propizi, infatti, al furbo e sotterraneo Scorpione.

L’Europa, all’inizio del prossimo decennio, non si mostrerà molto accondiscendente con i paesi che vorranno continuare ad avere, ad esempio, economie sommerse e non rendicontabili. Cercherà di ridurre al minimo, se non addirittura eliminare del tutto, l’utilizzo del denaro liquido (Scorpione) che si presta ad essere adoperato in mille modi, anche illeciti e poco rintracciabili (Scorpione).

E lo farà introducendo, forse, un tipo nuovo di moneta ancora più astratta e dematerializzata: quella elettronica (Giove-Saturno in Aquario-innovazione rivoluzionaria), che garantirà un maggior controllo dei movimenti finanziari. Almeno in teoria.

Il nostro continente, inoltre, sarà sempre più attraversato da violenti fremiti di tipo xenofobo e razzista, o perlomeno sovranista, generati dal bisogno frustrato del Toro di difendere il proprio territorio, la propria etnia e/o la propria identità culturale.

E questo farà sì che anche le istituzioni confederali (Saturno-Giove in Aquario) possano diventare nei prossimi anni più determinate a tener fuori dai propri confini (Urano in Toro) i cosiddetti clandestini (Scorpione), ossia gli immigrati di tipo economico (Scorpione), spesso mescolati inestricabilmente a quelli in fuga dalle guerre e/o dalle persecuzioni politiche e/o religiose (Pesci).

Data la disarmonia della configurazione celeste del 2021, insomma, è plausibile che pure il prossimo ciclo ventennale della storia europea, ritmato come sempre dagli aspetti Giove-Saturno, sia viziato in partenza da una contraddizione difficilmente risolvibile, da un malfunzionamento di fondo come quello emerso, ad esempio, nell’ultima fase del processo d’integrazione che stiamo vivendo tanto affannosamente.

Per riuscire a mettere in luce tale disfunzionalità dal punto di vista astrologico bisognerebbe approfondire ancora meglio i legami tra la configurazione  celeste che era testimone alla nascita dell’UE (1992-’93) e il segno del Toro. Ma affrontare questo argomento non è possibile nell’articolo corrente per ovvie ragioni di spazio, sicchè spero di poterlo trattare la volta prossima. 





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