Destino







Daniela Grazioli


Un “accomodatore del destino”, così Simenon chiama il commissario Maigret, il suo personaggio più famoso, piccoli, quasi impercettibili aggiustamenti che Maigret introduce nella vita degli altri personaggi, “accomodano” o fanno esplodere, in sostanza cambiano il loro destino. Spesso nei romanzi, nei films, nelle notizie dei giornali incontriamo e ci confrontiamo con il destino: un ritardo, un autobus perso e cambia la vita dei protagonisti; tra il personaggio e l’evento non esiste alcun legame, solo l’accadere dell’uno e dell’altro nello stesso tempo e nello stesso luogo li unisce in un indissolubile nodo che diventa, questa volta sì, la causa degli eventi successivi, in altre parole è la “sincronicità” junghiana il nesso che li accomuna e precipita nel medesimo destino.
Piccoli insignificanti “aggiustamenti”, provenienti da chissà dove e cambia la vita, la nostra vita, che spesso non riusciamo a cambiare malgrado impegnative e faticose opere di trasformazione che alla fine si rivelano temporanei restauri di facciata che neppure sfiorano il contenuto.
L’incontro col destino è spesso la misura della nostra precarietà, ogni cosa, senza eccezione, nella vita dell’uomo, compresa la vita stessa, è appesa a un filo. E’ scritto come si srotola il filo o è solo frutto del caso, in altre parole il destino è un inconoscibile, ma ordinato fato o una disordinata accozzaglia di fatali imprevisti? Il quesito è del tipo “E’ nato prima l’uovo o la gallina?” e inevitabilmente le risposte sia a sostegno della prima tesi, sia a sostegno della seconda lasciano sempre un che di sospeso e insoddisfaciente.
Il nodo da sciogliere sta nel fatto che se il destino è scritto, l’uomo non ha alcun potere sulla sua vita e diventa una “povera cosa”, se invece il destino ha le vesti del caso, la vita non ha alcun senso, non tende a niente e l’uomo è una volta ancora una “povera cosa”.
Sapere che c’è un senso, uno scopo, che va oltre la momentanea presenza di ciascuno nel mondo, e contemporaneamente essere liberi di scegliere nella propria vita, sono due insopprimibili esigenze umane.
Scegliere una delle due alternative, di conseguenza comporta in ogni caso una perdita di qualcosa di fondamentale.
La filosofia, le religioni, le scienze fisiche e biologiche hanno dato e continuano a dare le loro risposte più o meno articolate e convincenti, ma se a livello teorico ogni nodo si può sciogliere, a livello empirico, di esperienza di vita quotidiana i nodi sono rimasti intatti e spesso ci sentiamo preda di un insensato destino o, a scelta, impotenti personaggi di un imperscrutabile disegno, di cui conosciamo solo il lontano scopo finale.
Anche l’astrologia tradizionale nel tempo ha dato la sua risposta, e ovviamente non può che essere del primo tipo, anzi di più, il destino non solo è scritto, ma addirittura disegnato ed ognuno può portarsi a casa la piantina del proprio “destino”. Questa è l’opinione corrente nei confronti dell’astrologia che, presa più o meno seriamente, viene puntualmente interrogata sul futuro, oppure rifiutata in blocco ed accomunata alla palla di vetro del mago delle favole.
Una cosa tuttavia accomuna tutte queste diverse risposte, che sia in mano a Dio, al Caso, alla Natura o alle Stelle, il destino è sempre “fuori” dell’uomo, non appartiene al suo proprietario, ma a qualcun altro che lo amministra e distribuisce secondo le “sue” leggi.
A noi invece piace pensare che “il destino è carattere” e che noi stessi siamo gli unici e reali responsabili del nostro “carattere” e perciò “destino”, la cui forma da riempire di contenuti o disegno da colorare con i colori che sceglieremo , è impresso, stampato, indelebilmente inciso in ogni cellula del nostro essere fin dalla nascita, allo stesso modo in cui è scritto il colore degli occhi, ma non l’espressione che sceglieremo di avere. Diventare ciò che intimamente sentiamo di essere superando e liberandoci dai condizionamenti e dalle illusioni di cui ci siamo nutriti per crescere, e in questo sta la nostra vera fatica e spesso grande dolore, significa realizzare allo stesso tempo la propria intima e autentica natura ed il proprio “destino” che con essa coincide.
L’astrologia umanistica in questo viaggio verso il “dentro” di noi, verso le autentiche e cristalline origini del nostro essere, verso le promesse di essere, fare, diventare, che fin dalla nascita ci siamo portati dietro e che per strada spesso abbiamo smarrito, deformato o misconusciuto, l’astrologia umanistica, dicevo, è un potentissimo mezzo di aiuto, è il sentiero dei bianchi e luminescenti sassolini di Pollicino che ogni volta ci riporta a casa.


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