I Segni di Terra







Daniela Grazioli


TORO

Il giorno è ora decisamente più lungo della notte, l’instabile equilibrio tra la forza-giorno e la forza-notte è ormai rotto a favore della prima che si stabilizza, non è più il momento della lotta per emergere, ma è il tempo della stabilità e del consolidamento.
All’azione dell’Ariete, lo slancio per emergere dallo sfondo, differenziarsi ed iniziare ad esistere come essere individuale, segue la reazione del Toro, il consolidamento e la stabilizzazione della nascente personalità emersa con l’Ariete. Per fare questo è necessario fermarsi, finita la conquista e l’esplorazione dell’ignoto, si diventa stanziali, si costruisce e si da forma a quanto di ignoto è diventato noto, illuminato nei suoi contorni dalla crescente forza-giorno. Costruire significa concentrare l’energia che è stata generata in Ariete, significa rendere più definito e compatto il principio individuale emergente, occorre, allora, un ancoraggio a qualcosa di tangibile e sicuro come la terra e di forte e tenace come il toro. Per costruire è necessario avere un progetto, sapere cosa costruire, l’azione perciò non è più fine a se stessa come in Ariete, puro slancio vitale che deve affermare se stesso contro la forza-notte, ma diventa attività costruttiva: l'azione “si ferma”, si da uno scopo e procede alla sua realizzazione, al puro e semplice dinamismo dell’Ariete subentra la concreta produttività del Toro.
Per il Toro un’azione senza scopo, è priva di significato, tra azione e scopo c’è sempre un rapporto di causa-effetto, in particolare l’azione deve essere orientata e funzionale alla costruzione e al consolidamento della personalità. Così, ad esempio, dell’atto sessuale l’Ariete sottolinea l’aspetto di liberazione d’energia in cui il fine coincide con l’atto stesso, mentre il Toro ne mette in risalto la potenzialità generatrice in cui il fine è la procreazione.
Nel segno del Toro è esemplificato al massimo il simbolo della Buona Terra, la Grande Madre il cui grembo partorisce ogni forma di vita. E’ la terra che assorbe l’acqua che viene dal cielo, riceve la luce e il calore fecondanti del sole e li trasforma nell'humus, il nutrimento necessario alla crescita dei suoi frutti. Ugualmente il toro riceve, assimila e trasforma le esperienze che servono alla formazione di una base sicura per lo sviluppo della neonata personalità, base che viene costruita tramite un produttivo contatto con la realtà materiale. I cinque sensi sono i canali di ricezione delle esperienze utili a questo scopo, e infatti nessun altro segno dello zodiaco è sensuale quanto il Toro, cioè ugualmente capace di sfruttare e di godere delle proprie facoltà sensoriali.
Dal punto di vista psicologico, la matrice, il significato archetipo del Toro di azione produttiva che mette in uso e da forma all’energia liberata in Ariete, si manifesta nelle qualità di determinazione, volontà e stabilità. Facilmente tali qualità si possono trasformare in possessività e paranoico timore di ogni cambiamento, poiché per sua natura il concetto stesso di mutamento mette in crisi la visione del mondo taurina che vuole che le cose restino come stanno.

VERGINE

Nel cerchio dello zodiaco la Vergine viene dopo il Leone, alla fiduciosa esplosione dell’individualismo leonino segue il segno dell’implosione dell’io, “del più piccolo di sé”, come dice Barbault. Il passaggio dal Leone alla Vergine è segnato da uno scarto, una frattura violenta, niente di fluido e armonioso, ma il crollo della fede e dell’illusione che l’io continui a crescere ed ampliarsi come finora è avvenuto. Il segno della Vergine è il tempo della disillusione, là fuori non c’è più un mondo pauroso, ma affascinante da conquistare (Ariete), costruire (Toro) o conoscere (Gemelli), ma un universo di regole e obblighi da accettare ed osservare, che limitano ed ostacolano qualunque spontanea espansione dell’io.
La forza-notte si è consolidata, ha preso forma, non è più il misterioso e profondo oceano che tutto sommerge, annullando ogni differenza, ma è diventata chiara e ben differenziata nelle sue strutture, delle quali l’io è costretto a conoscere la forza e l’impatto.
Strutture che adesso hanno un nome come Scuola, Ufficio o Ente Tal dei Tali, dove per essere riconosciuti nella propria individualità si deve prima dimostrare di saper essere di volta in volta studente, lavoratore, utente, un membro della società insomma, capace di avere cioè uno scopo più che individuale.
In tali strutture inoltre, gli altri non hanno più il volto di chi ti ama e vuole il tuo bene come nella casa del Cancro, o quello del pubblico che ti applaude e ammira come sul palcoscenico del Leone, ma questi “altri” hanno esattamente gli stessi diritti e desideri che il tuo io imperiosamente reclama, e nessuna intenzione di cedere il passo.
La Vergine è il tempo dei limiti, dell’assunzione di responsabilità, del mestiere di vivere. Finito lo spettacolo, incomincia il lavoro, il lavoro che si deve imparare, per imparare ci vuole umiltà e per diventare umili si deve guardare a se stessi con distacco e obiettività, analizzare e discriminare i propri atteggiamenti e comportamenti, esercitare una critica schietta ed onesta dei propri difetti, diventare “puri”, mondati da ogni pre-giudizio e condizionamento che offuscano ed alterano la vera natura di ciò che siamo.
Così purificato dalle scorie del passato l’individuo “rinasce” alla vita ad un livello superiore d’integrazione, ha imparato il metodo e la tecnica per eliminare le impurità e rischiarare i punti bui e le opacità delle esperienze del passato, conservandone però l’essenza, la vera sostanza: è avvenuta una “trasformazione” alchemica e l’individuo “rinasce” alla vita come una “vergine” intatta e incontaminata, custode attenta e consapevole della propria preziosa e segreta essenza.
Da qui il tipo di intelligenza pratico-analitica attribuita alla Vergine, un intelligenza che focalizza ogni dettaglio, analizza, ordina e classifica per arrivare a conoscere il fondo delle cose, e può rivolgersi tanto alla realtà esterna quanto al mondo interiore. Nel primo caso avremo il classico tipo della Vergine, metodico, ordinato ad oltranza, ipercritico nei confronti di tutto, nel secondo caso queste stesse qualità operano all’interno dell’individuo in un continuo ed ossessivo bisogno di scandagliare, chiarire e raggiungere il fondo di se stessi.
Il segno della Vergine è il tempo dell’attesa: l’attesa del “vero” incontro con l’altro, della comunione con l’altro, che non è più nemico (Ariete) o specchio (Gemelli) o amante (Leone), ma è finalmente riconosciuto come “uguale” a se stessi.
La Vergine, indicata più volte come il segno dei ruoli subordinati, dei molti, il segno del servizio, il segno dell’opaco grigiore della quotidianità, è nel suo significato più profondo un segno di grande solitudine: perduti i riconoscibili e rassicuranti volti dell’altro, che hanno accompagnato l’io/coscienza individuale nel tempo della sua crescita, nella fase di esperienza rappresentata dalla Vergine l’io, solo in mezzo ai molti senza volto, si prepara con serietà e sacrificio al vero appuntamento con l’altro che l’attende nella Bilancia.

CAPRICORNO

Il segno del Capricorno inizia al solstizio d’inverno e, come al solstizio d’estate nel segno opposto del Cancro, c’è di nuovo un’inversione di rotta tra le due forze in campo: la forza-notte raggiunge il massimo della sua espansione e dopo la notte del 21 dicembre che è la più lunga dell’anno comincia a diminuire, mentre la forza-giorno che nella stessa notte tocca il fondo della sua espressione, subito dopo riprende lentamente a salire, infatti nell’ombra dei mesi precedenti ha segretamente maturato la forza e l’energia necessarie a risalire la china, che la porteranno a raggiungere ed equiparare la forza-notte nel successivo equinozio di primavera, quando inizierà un nuovo ciclo di vita. Il segno del Capricorno perciò, che coincide con l’indiscusso e manifesto trionfo del principio collettivo che si esprime nel potere dello stato, la “famiglia” della collettività, come il Cancro è la famiglia dell’io particolare, al suo interno nasconde, nutre e alimenta il proprio avversario e nemico, il principio individuale.
L’essenza, la sostanza del Capricorno risiede in questa insolubile contraddizione tra il desiderio e l’obiettivo di consolidare, stabilizzare e organizzare nel modo più efficiente possibile le forme/strutture che gli individui, tra loro assimilati e accomunati dall’essere tutti membri della società, hanno creato e costruito e dall’altra parte la spinta a prestare ascolto alla voce dell’io separato e differenziato che chiede di essere riconosciuto nella propria unicità e diversità. Nessuna sfumatura, nessuna concessione in questo segno, ma una guerra impari tra le forze fondamentali della vita dell’uomo.
Infatti, al di là delle numerose ed ordinate relazioni di cui è intessuta la società, relazioni che rendono chiara e definita nei suoi contorni, ferma e sicura al suo posto la personalità individuale, tramite l’assegnazione precisa delle funzioni e dei ruoli che le competono all’interno della collettività, c’è l’esigenza che diventerà sempre più insistente nei segni successivi di riconoscere se stessi oltre queste definizioni, l’esigenza di scardinare il controllo e il potere che tali statiche identificazioni sociali hanno sulla personalità che, schiacciata e soffocata, scopre di aver smarrito la sostanza della propria natura e la propria unicità, forma senza contenuto, è diventata un numero come un altro, il cui valore dipende unicamente dalla posizione occupata nelle gerarchie del potere sociale.
In questo senso il Capricorno è il segno del potere, del controllo, dell’ambizione, della tenacia, del “fine che giustifica i mezzi”, il segno dei politici amanti del potere e dei burocrati “più realisti del re”, a cui bastano le briciole del potere, è il segno di tutto questo perché ha bisogno di fortificazioni, di mura e fossati a difesa dello status quo minacciato da un nemico che il Capricorno cerca all’esterno, nell’altro, che come lui insegue il potere, mentre il vero nemico è celato dentro di lui ed ha già cominciato ad erodere le fondamenta del suo potere.
Non c’è trionfo mondano infatti, o brillante posizione raggiunta a costo di duri sacrifici e fatiche, che possa mettere a tacere del tutto, nell’uomo capricorno, il bisogno di andare oltre tutto questo, la sensazione che malgrado tutto, qualcosa di assolutamente essenziale gli sfugga.
E’ per questo che nel segno del Capricorno accanto alla figura dell’uomo che, solo, scala la vetta del potere, c’è la figura dell’eremita, del saggio, che trascese le cose del mondo ritrova la via dell’anima.


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