Che cosa è il simbolo







Lidia Fassio


Un altro campo dove troviamo i simboli è la lettura del Mito. Il Mito è una chiave di lettura di una prospettiva estremamente profonda che reca in sé le tracce del pensiero e della vita umana… una forma di intensa letteratura dello spirito; è l’espressione della realtà e dei fatti che accadono da sempre e che per questo archetipici e simbolici. Ci riportano al nostro mondo interiore e ai vari passaggi che lo spirito deve affrontare; nel mito, attraverso fatti concreti viene invece spiegato un viaggio dell’anima e questo viaggio rappresenta sempre momenti cruciali dell’esistenza di un uomo in cui ci sono da fare delle scelte, delle battaglie interiori che rappresentano la vita stessa dell’anima e della psiche. Il mito ci permette di non sentirci soli e distrutti di fronte a conflitti e a lacerazioni dell’anima in quanto ci ricorda che queste sono esperienze archetipiche che tutti gli individui percorrono o che hanno già percorso in modo vincente, per cui sono ‘modelli psichici’ e per questo non possono essere letti dalla mente razionale che li considera storielle infantili.
I miti ci ricordano che l’uomo da sempre ha cercato dentro e fuori di sé, anzi più spesso cercando fuori cercava invece dentro e il fine era sempre conoscere se stesso e comprendere in che modo la sua verità poteva incastrarsi in una verità più grande, in una parola l’uomo da sempre ha cercato e cerca il significato della vita. La domanda che tutti ci poniamo è in fondo Mitica ed archetipica : “da dove arriviamo e dove siamo diretti, e perché passiamo attraverso a certi stadi”?.
Solo una risposta può dare senso a tutto questo girare intorno, a questa sensazione di lotta che in realtà non è la vita o il mondo che ce la pone, ma la ricerca stessa che la nostra psiche mette in moto.
Campbell, il più grande studioso di Miti dice che l’uomo ha creato i miti per tener testa alla morte e che la ricerca di un significato non è altro che un cercare di capire il mistero profondo delle polarità e il desiderio di riunirle o di trascenderle, in modo da trovare un senso spirituale che risolva l’ansia insita nella condizione della dualità materiale.
Il mito è una specie di iniziazione ai grandi passaggi della vita; noi abbiamo tracce energetiche all’interno, le stesse tracce che hanno formato il viaggio dell’umanità ed è per questo che se io racconto un mito questo può essere compreso con immediatezza anche quando la persona non possiede una specifica conoscenza della storia.
Quando devo parlare di tradimento e di vendetta e trovo difficile esprimere i concetti razionali, racconto il Mito di Medea e questo immediatamente risuona nell’anima della persona che ho di fronte.
Se racconto la storia di un eroe che affronta le sue battaglie, oppure quella di Adamo ed Eva che per sapere qualcosa in più hanno dovuto disobbedire risuona in modo chiaro e lampante in una persona che sta affrontando la sua battaglia mitica per individuarsi e per uscire dalla trappola ‘autonomia – dipendenza’ con i suoi binomi ‘protezione – non libertà’, ‘libertà – senso di colpa’; forse tutti gli uomini del mondo sono passati attraverso questo viaggio e per questo il mito è impresso come un marchio a fuoco, perché mentre racconta una storia, parla di noi e parla attraverso un simbolo.
Il Mito è comprensibile anche perché la psiche è simile o meglio, è strutturata su archetipi universali su cui si costruiscono poi i vissuti personali; esattamente come la vita da un punto di vista biologico sfrutta alcune caratteristiche e una serie di sostanze di base (DNA) che ci riporta all’idea che tutte le forme viventi abbiano un unico comune antenato che si è però risono differenziate sempre di più attraverso le mutazioni che portano via via a nuove combinazioni di geni. Mutazioni e ricombinazioni sono fenomeni che spiegano in parte la diversità tra gli organismi di una stessa specie, spiegano quindi una sorta di unicità all’interno di una base comune. Anche la psiche segue gli stessi canoni: arriva da un passato comune (inconscio collettivo e parte istintiva) che è comune a tutti gli uomini; su questa base archetipica (simile al DNA) sono poi avvenute tutte le mutazioni possibili che hanno portato l’uomo alla sua unicità e individualità che nulla toglie però al fatto di sentirsi parte di una specie con cui- alla fine - condivide più similitudini che differenze.

E così come a livello biologico un sofisticato sistema chiamato immunitario è a guardia della nostra unicità e si difende da invasori che potrebbero mettere a repentaglio il nostro SE’, sul piano psicologico abbiamo un senso di individualità chiamato IO che riconosce ciò che gli appartiene da ciò che invece gli è estraneo e spesso, cerca di combatterlo o, per lo meno, mette dei meccanismi di difesa che ne proteggano l’individualità.

E’ proprio per questo che il Mito, che tratta grandi temi universali, viene compreso anche in un’epoca in cui vi è una maggior differenziazione ed individuazione, proprio perché ci riporta a quel ‘territorio comune’ che condividiamo in quanto uomini e, tutto questo possiamo percepirlo grazie al simbolo che ci permette di interpretare e di comprendere.

L’apparente irrazionalità del Mito, dell’Astrologia, dei Sogni, di tutto ciò che appartiene al mondo della lettura simbolica è proprio quello che ci permette di aprire la strada a qualcosa di più vasto che è in noi e che non può essere ricondotto e letto dalla mente che – ricordo - riesce a cogliere esclusivamente ciò che viene distillato dal piccolo tubo dell’imbuto che, non può permettere di lasciar passare tutto ciò che è compreso nella parte superiore, perché la mente ne verrebbe distrutta.
Questa è la ragione per cui io vi invito proprio per ‘re – imparare’ ciò che abbiamo ‘dis – appreso’, ovvero a ‘ri – contattare’ il linguaggio simbolico poiché questo vi porterà gradualmente a rientrare in contatto con qualcosa di molto più grande che vi permetterà di leggere i fatti interni ed esterni della vostra vita in modo molto più chiaro e di scoprire anche significati che prima potevano essere lontanissimi dalla lettura. Ricordo infine ciò che Jung diceva rispetto al simbolo che lui vedeva come capace di operare come un ‘trasformatore’ di energia psichica e di ‘convertitore’ di contenuti indistinti e luminosi dell’inconscio, in esperienze assimilabili dalla coscienza.

Anche la Jacobi – allieva di Jung – sostiene che:
“nella sua duplice capacità di produrre, da un lato, un alleviamento di tensione in quanto espressione evidente della carica di energia accumulata di un ‘nucleo di significato’ dell’inconscio collettivo, e dall’altro, di attuare, mediante il suo contenuto significato, una nuova impressione dell’accadimento psichico, ossia una nuova strada, producendo in tal modo una nuova concentrazione di energia, il simbolo, progredendo di sintesi in sintesi, può convertire ininterrottamente la libido, ridistribuirla e riconvertirla in un’attività significativa”.

Il simbolo ha delle precise caratteristiche strutturali sufficientemente elastiche che possiedono una organizzazione interna, una specie di fattore d’ordine in grado di parlare in modo sufficientemente chiaro e decifrabile alla coscienza che vuole essere informata. E’ ricchissimo di informazioni e si pone come un fattore che media tra l’apparente disordine dell’inconscio e l’ordine costruito dalla coscienza e, tanto più informa tanto più la coscienza sembra essere in grado di produrre ordine.


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